Le nostre fanfiction, il vostro guadagno?
Una prospettiva fandomica sull’uso che le compagnie di IA (e non solo) fanno del lavoro di noi fan.
Grazie infinite a Ilaria Vigorito per il betaggio! Grazie anche a tuttz lz utenti che partecipano attivamente sul Discord di Tra di noi | Fan a confronto. Questo articolo non sarebbe esistito, men che meno in questa forma, senza tutte le conversazioni che abbiamo avuto negli ultimi mesi.
Nell’articolo Il caso Claude: novità legali sul futuro delle IA in editoria (2025) pubblicato di recente sul blog di Ultima Pagina, Laura Casale fa un riepilogo dell’azione collettiva contro la compagnia IA Anthropic.
Se l’argomento risulta rilevante per il campo dell’editoria è perché per addestrare il chatbot Claude si stima siano stati utilizzati 7 milioni di libri piratati. Anthropic non è la prima compagnia a optare per questa scelta: se ne è discusso già nel 2023, quando si è scoperto che sia Meta che OpenIA avevano utilizzato il dataset Books3 contenente 197 mila ebook piratati per addestrare le loro IA, così come se n’è discusso all’inizio di quest’anno per motivi simili.
Poiché negli Stati Uniti non sono ancora state emanate leggi per monitorare l’uso e l’addestramento delle IA, le compagnie chiamate in causa tendono ad appellarsi alla dottrina del fair use, secondo cui non è possibile parlare di infrazione di copyright se il materiale originale viene utilizzato per creare contenuti interamente nuovi. Anche Anthropic ha utilizzato questa difesa e ha ottenuto risultati misti: per il giudice, l’utilizzo di testi coperti da copyright conta sì come fair use anche per le IA, ma i testi di addestramento non possono essere ottenuti tramite vie illegali.
Il patteggiamento di Athropic, di conseguenza, non riguarda l’utilizzo dei contenuti delle opere, ma il modo in cui la compagnia è entrata in possesso delle opere stesse.
Questa premessa mi sembrava fondamentale per capire l’impronta della conversazione. Casale, nell’articolo per Ultima Pagina, non mette in dubbio l’applicazione del fair use per quanto concerne le IA; piuttosto prende la cosa per valida e si chiede come poter rimediare alla vera problematica legale, cioè l’ottenimento illecito dei testi dati in pasto ai dataset.
Abbiamo ormai capito che le compagnie informatiche non sono disposte a pagare per ottenere la quantità immensa di testi necessari per addestrare le loro IA generative. Partendo da questa premessa, calza a pennello il ragionamento di Casale, che si chiede quali possibili fonti legali si possano utilizzare in sostituzione.
Casale ne propone due – 1) opere per cui i diritti d’autore sono scaduti, 2) fanfiction – ma né l’una né l’altra la convincono in pieno.
Rimando all’articolo originale per le sue motivazioni sul perché la prima opzione non sia adatta alle necessità delle IA generative. Da parte mia intendo soffermarmi sulla questione fanfiction.
Nell’articolo, Casale descrive la «zona grigia legale» in cui si trovano le fanfiction, vale a dire quel limbo giuridico in cui la fanfiction è sì un’opera di ingegno di proprietà dellu specificu fanwriter, ma priva di qualsiasi protezione legale poiché, al contempo, risulta essere anche un’infrazione di copyright «tollerata» dall’autoru dell’opera d’ispirazione. Questo per Casale rappresenta un gap legale potenzialmente perfetto per le compagnie IA, se non fosse che:
Ok, nominiamo l’elefante nella stanza: la qualità media per stile e sintassi delle fanfiction è abbastanza bassa e potrebbe essere un materiale improprio per l’addestramento tanto quanto un linguaggio ormai anacronistico.
Per Casale il problema non è né etico né legale, ma semplicemente qualitativo: poiché, secondo lei, «la qualità [delle fanfiction] è comunque mediamente bassa», così bassa da spingerci a chiederci se si possa «ancora parlare di opere creative» (enfasi sua), risulta ovvio che le fanfiction non siano il materiale adatto ad allenare le IA generative.
Ora, io mi trovo davanti a un bivio ostico. Casale non ha necessariamente torto quando dice che ci sono fanfiction la cui qualità è infima; è un po’ il contrappasso di avere uno spazio senza barriere, dove l’accesso è libero a chiunque, di qualsiasi età e con qualsiasi livello di lingua e istruzione, purché si abbia un computer e una connessione a internet.
Ma se mi posso permettere un piccolo luogo comune, la legge di Sturgeon vuole che il 90% di ogni cosa sia spazzatura. Se prendiamo questa legge per buona, ci tocca ammettere che, sì, magari il 90% delle fanfic è spazzatura, ma lo stesso vale anche per il 90% dei libri sul mercato, il 90% dei copioni delle serie TV, il 90% degli articoli che compaiono sulle testate giornalistiche – tutti prodotti che in pasto alle IA già ci sono finiti.
Potremmo poi discutere a lungo su quanto sia veritiera questa percentuale e se sia possibile spalmarla così acriticamente su ogni settore (e ogni archivio di fanfic), senza tenere a mente quelle realtà in cui la qualità è più o meno centrale nella scelta di cosa produrre e pubblicare, ma questo è il pericolo delle generalizzazioni. E qui torniamo al bivio ostico di cui sopra.
A me piacerebbe parlare di fanfiction nel senso concreto e letterario del termine. Mi piacerebbe parlare di scrittura, lettura e analisi in generale, e poi di quelle tecniche di scrittura, lettura e analisi che invece sono specifiche per le fanfiction, come lo studio dei dialoghi per trovare un pattern nel parlato di un personaggio o come riadattare i dettagli canonici in una trama in cui le premesse di base sono completamente diverse. Mi piacerebbe persino celebrare quelle fanfiction che non sono solo scritte bene, ma affrontano anche temi che al di fuori del fandom risultano introvabili, magari persino di quelle fanfic in cui sono state fatte scelte artistiche invendibili sul mercato e che invece nel mondo della scrittura amatoriale online hanno la possibilità di mettersi in gioco – a volte, va detto, con più successo di altre, ma sempre con l’intento di capire fin dove ci si può spingere con la propria scrittura e con le proprie idee.
Quando nel mainstream si parla di fanfiction, però, lo si fa quasi sempre in via astratta. Le fanfiction come comunità, le fanfiction come spazio per identità marginalizzate, le fanfiction come luogo di apprendimento. Ben di rado si lascia spazio alla fanfiction singola, specifica, in quanto testo narrativo.
Non c’è bisogno di raccapezzarsi per cercare una spiegazione: la capiamo dalle parole di Casale, quando ci ricorda che le fanfiction possono sì essere una palestra di scrittura, ma poco altro. Prima o poi si passa alla vera scrittura, quella seriamente creativa.
Le fanfiction sono, insomma, una semplice fase, e nella nostra società le fasi non sono prese sul serio – non quando si parla di adolescenza, non quando si parla di sessualità e identità di genere, e nemmeno quando si parla di passioni e hobby.
Il che, a mio parere, ha dell’assurdo.
Quando abbiamo tredici anni, ogni esperienza la viviamo concretamente e materialmente. Che sia l’arrivo delle prime mestruazioni, il nostro miglior amico d’infanzia che si trasferisce in un’altra regione o il divorzio dei nostri genitori, ogni sensazione la sperimentiamo sul momento e nel modo più reale possibile. Certo, prima o poi le mestruazioni impariamo a gestirle, di amicz ne troviamo altrz, ci affezioniamo persino alla nuova compagna di nostra madre, ma questo non cancella tutto ciò che c’è stato prima.
Nessuno vive nel futuro, nemmeno gli adulti. Quando a trent’anni muore nostro padre, quando a quarant’anni ci licenziano e dobbiamo trovare un altro lavoro, quando a cinquant’anni scopriamo che lu nostru partner ci ha tradito, il lutto, l’ansia e la rabbia che proviamo non sono meno passeggere o più reali solo perché siamo più grandi.
Tutto questo per dire che ci sono fasi e fasi nella nostra vita: fasi che riteniamo utili e fasi che invece sono da superare; e non solo: ci sono anche fasi giuste e fasi sbagliate. Lo sa benissimo chi da bambinu mostrava una anche minuscola non conformità di genere e si è vistu forzatamente riabilitatu, a casa e a scuola, per diventare un Vero Maschietto o una Vera Femminuccia.
Potrà sembrare fuori tema, ma dal mio punto di vista le fanfiction esistono in questo stesso paradigma. La nostra vita è fatta di “fasi”, piccoli tasselli giornalieri che ci compongono, eppure c’è una scala gerarchica di accettabilità, e se alcune fasi (come una relazione, ad esempio) comprendiamo possano non avere una scadenza, altre le rendiamo transitorie attraverso pressioni esterne.
Questo vale anche per la letteratura. Si è deciso che le fanfiction non sono Vera Letteratura, per il doppio peccato di essere gratuite e “da ragazzine”, e la cosa influenza il modo in cui ne parliamo a livello artistico, a livello culturale e sospetto persino a livello legale.
Le fanfiction vanno superate, e perciò che senso ha guardarle per ciò che sono, nel concreto, a livello di testi letterari? In ogni caso letterari non lo sono davvero1.
Ma torniamo un attimo a Casale. Nell’articolo di Ultima Pagina afferma che le fanfiction sarebbero «materiale improprio» per addestrare le IA e che lei «non [si sentirebbe] di usare neanche le [sue] fanfiction di quindici-dieci anni fa per addestrare un’IA, specie se pensata per essere di aiuto o supporto per scrivere». Quello che forse Casale non sa è che i suoi timori arrivano in ritardo: le nostre fanfiction – persino quelle scritte dieci/quindici anni fa – sono già state usate per addestrare le IA.
La notizia non è nuova. Nel dicembre del 2022, l’utente kafetheresu su Reddit ha sollevato il sospetto che i fanwork estratti da AO3 facessero parte dei dataset utilizzati dalle IA. Come l’ha scoperto? A causa di Sudowrite, «il miglior partner IA di scrittura per la narrativa», che rispondeva ai suoi prompt con contenuti sessualmente espliciti, ispirati alle fanfiction omegaverse su fandom come Avengers, Harry Potter, e persino sui BTS. Ad esempio, davanti a un prompt che nominava solo il nome «Steve» e i termini «alfa e omega», Sudowrite rispondeva in automatico citando Tony (Stark) e aggiungendo un dialogo in cui Bucky si auto-identifica come omega.
Nell’annuncio Intelligenza Artificiale e Scaping di Dati su AO3 pubblicato nel maggio 2023, l’amministrazione di AO3 ha confermato che l’archivio «era incluso nel set di dati Common Crawl, che è usato per addestrare le intelligenze artificiali come ChatGPT». Proprio nel dicembre 2022, quando kafetheresu ha sollevato il problema, AO3 ha implementato un codice per impedire a Common Crawl di estrarre dati dall’archivio, ma per sicurezza AO3 suggerisce allz utenti di lockare le storie, cioè permetterne la visualizzazione solo a chi è in possesso di un account sul sito.
Peccato che nemmeno questo sia bastato.
A marzo 2025, un utente di nome nyuuzyou ha pubblicato un dataset contenente «approssimativamente 12,6 milioni di fanfiction» sulla libreria per banche dati Hugging Face. Lz fan si sono mobilitatz subito: Skyler su Tumblr, ad esempio, ha rilasciato uno strumento che permetteva di controllare se le proprie storie fossero finite nel dataset, e così si è scoperto che anche le storie lockate – che in teoria dovevano essere protette dallo scraping – erano state incluse.
Di cosa parliamo quando parliamo di fanfiction
Quando Casale afferma che il «gap legale [delle fanfiction] […] potrebbe essere perfetto» per le compagnie IA, pare ignorare un dettaglio fondamentale: sui siti di fanfiction non vengono ospitate solo fanfiction.
Nel dataset estratto da AO3 sono presenti anche numerose storie originali (connesse al mondo fandomico solo per la condivisione gratuita, in uno spazio amatoriale) e articoli di saggistica fandomica (nel gergo conosciuti come meta). Lo stesso vale anche per i dati estratti da Wattpad, altra piattaforma famosa per ospitare sia opere originali, alcune delle quali disponibili per la vendita2, sia fanfiction.
In entrambi i casi è possibile che di fondo Casale resterebbe della stessa idea – dopotutto, il suo ragionamento si estende su tutta la «scrittura amatoriale [che] è un passatempo» e perciò poco curata – ma visto che non stiamo parlando a livello etico-artistico ma a livello legale, in questo caso non ci troviamo in nessuna zona grigia. Le storie originali, anche se amatoriali3, sono interamente di proprietà intellettuale dell’autoru. Poco importa che siano scritte bene o male; il copyright non si proclama sulla qualità o sul valore di un testo, ma solo sulla sua paternità (Lantagne, 2011: 173).
L’unico modo per dare in pasto un archivio di fanfiction alle IA in modo legale sarebbe attraverso una scelta ben ponderata su quali testi includere e quali testi escludere dal dataset, cosa che le compagnie IA non sembrano intenzionate a fare. Ma se anche lo fossero, va specificato che non avrebbero (così come non hanno al momento) la strada spianata.
Persino in ambito legale la «zona grigia» delle fanfiction è in realtà molto dibattuta. Lo sa bene AO3, i cui termini del servizio riportano esplicitamente quanto segue:
Do I own the copyright for my fanworks?
Yes. AO3 maintains that fanworks are transformative and that a fanwork’s creator owns the rights to the expressions in their work that are unique to them. A fanwork creator holds the rights to their own content, just the same as any professional author, artist, or other creator. (Copyright Infringement and Plagiarism, Terms of Service FAQ)
La legge sul copyright statunitense protegge l’espressione concreta di un’idea, vale a dire le parole specifiche utilizzate in un dato paragrafo; è anche per questo che si può parlare di plagio anche in relazione alle fanfiction. Ne sono al corrente lz autorz pubblicatz, anche quellz pro-fanfiction, quando chiedono allz fan di non inviargli nessun link, onde evitare di essere successivamente accusatz di plagio nel caso nell’opera canonica saltasse fuori una qualche somiglianza con le fanfic (Tan, 2024: 343).
Da questo punto di vista, le fanfiction nella loro forma più pura, cioè in assenza di compensi economici, non sono propriamente una zona grigia legale, in quanto «la protezione del copyright si estende ai lavori derivativi» (Tan, 2024: 338). Inoltre, sulle fanfiction si aggiunge anche un secondo strato, sottolineato dall’utilizzo del termine «lavori trasformativi» che fa AO3, che ci ricorda che le fanfiction non si limitano a proseguire un’opera, ma la rielaborano, spesso anche completamente, trasformandola – appunto – in qualcosa di nuovo.
Prima o poi ci toccherà parlare di etica
Essere contrarz alle IA per motivi artistici apre un gran numero di emicranie logistiche, alcune delle quali esposte anche da Casale nel suo articolo. Come vengono utilizzate le IA dallz autorz? Fino a che punto è concesso il loro utilizzo? Per il brainstorming va bene? E per la ricerca? E per l’editing? E per la traduzione?
A tutte queste domande a volte si risponde, forse per semplicità, appellandosi al principio di qualità, cioè affermando che i testi rigurgitati dalle IA non sono vera scrittura, e anche se lo fossero sono comunque troppo brutti. Non è sbagliato dire che lo sono, ma sospetto che l’affermazione non sarà applicabile tanto a lungo: come ci ha dimostrato l’evoluzione delle IA generative nel campo dell’arte visiva, prima o poi anche dai chatbot uscirà una scrittura piacevole a livello contenutistico e formale.
Ma l’arte non è solo estetica. E forse dobbiamo smetterla di mettere l’etica da parte.
Come fanno notare Cisternino e Radillo nel loro articolo (Un)Creation: Labor, love, fandom, and generative AI (2025), c’è una grossa differenza tra l’infrazione di copyright delle fanfiction e l’infrazione di copyright delle IA:
[M]entre il furto dellz fan è fatto per elevare, celebrare e ampliare i testi originali (con una generazione di dimostrabile valore nei confronti dell’opera originale) […], il furto delle IA ha lo scopo di costruire un prodotto che sostituirà quei testi. (2.3)
Quando scriviamo una fanfiction, che sia ispirata da un’opera che abbiamo amato o da un’opera che ci ha deluso, dedichiamo tempo materiale alla produzione di un testo che si va poi a inserire in una comunità visibile e vocale. Questo processo non ha un valore nullo, come puntualizzano Cisternino e Radillo, nemmeno per l’autoru o la casa di produzione dietro il prodotto d’ispirazione: la continua creazione di fanwork permette all’opera originale di restare rilevante, fungendo a tutti gli effetti da pubblicità gratuita (Klapper, 2025: 410).
Casale, nell’articolo per Ultima Pagina, afferma che le fanfiction sono «tollerate» dai detentori del copyright originale, ma se ribaltiamo il punto di vista e mettiamo al centro lz fan, e non i detentori di copyright, sorge spontaneo chiederci se per caso non ci sia di mezzo uno sfruttamento del nostro lavoro, della nostra arte e della nostra comunità.
Questa domanda non salta fuori all’improvviso; noi fan ce la poniamo da che il fandom esiste, soprattutto online. Si veda il meta How Fanfiction Makes Us Poor (2007) di cupidsbow, ispirato dalla lettura del saggio Vietato scrivere. Come soffocare la scrittura delle donne (1983) di Joanna Russ.
In How Fanfiction Makes Us Poor, cupidsbow si domanda se «l’aspetto non-capitalista delle fanfiction non sia in realtà un metodo per silenziare le voci artistiche delle donne» e se questo non ci tolga «quelle che dovrebbero essere opportunità legittime per guadagnare un profitto da ciò che scriviamo». Se queste domande risultavano rilevanti nello spaccato culturale degli anni 2007, è anche perché proprio in quel periodo si stavano muovendo delle compagnie intente a guadagnare sopra il lavoro delle fan. L’utilizzo del femminile qui è voluto, perché al tempo lo squilibrio era non solo economico ma anche di genere.
A riguardo si esporrà anche Naomi Novik, sotto lo pseudonimo di astolat, pubblicando un meta intitolato An Archive Of One’s Own (2007), che getterà le basi per la nascita di AO3 stesso.
Nel suo post, astolat è ancor più esplicita di cupidsbow nel sottolineare lo sfruttamento subito dallz fanwriter. Parlando di FanLib, un archivio di fanfiction a scopo di lucro che si appoggiava alle case di produzione di titoli come The L World e Star Trek, astolat afferma:
Alle persone dietro FanLib […] non importa davvero delle fanfiction, della comunità di fanfiction, o di qualsiasi altra cosa che non sia lucrare sui contenuti creati interamente da altre persone [che] stanno ottenendo attenzione dai media. Non hanno unu singolu autoru o scrittoru di fanfic nel loro comitato; non hanno una singola donna nel loro comitato.
[…] Noi sediamo silenziosamente davanti al focolare, creando attorno a noi pile su pile di contenuti, e altre persone ci guarderanno e vedranno un’opportunità. E finiranno per creare la porta d’ingresso che lz nuovz fanwriter attraverseranno, a meno che noi non ci alziamo e costruiamo la NOSTRA porta d’ingresso.
Contando il recente corso per fanfiction della Scuola Holden al modico prezzo di €320 (già aumentato di €30 rispetto alla prima edizione del 2022) e altri sedicenti guru della scrittura che promuovono corsi dai €497 ai €2197 di “webnovel” utilizzando però come esca le fanfiction Dramione, ciò che diceva astolat nel 2007 sembra oggi più attuale che mai.
Se a tutto questo aggiungiamo l’utilizzo illecito che fanno le compagnie IA dei nostri testi, sfruttandone la gratuità per il loro unico e personale guadagno, lo sfruttamento del fandom da parte di grandi corporazioni si rende ancor più palese. Come scrivono Cisternino e Radillo (2025):
La tensione tra un prodotto di valore e uno da sfruttare non è diversa dalla tensione tra fan e industria [di produzione dei media]: sei di valore finché non lo sei più.
Per noi i media generati dalle IA sono l’ultimo tassello in una lunga tradizione di problemi spinosi con cui si scontrano fan e ricercatorz del fandom. Sosteniamo che questa tecnologia [delle IA] ponga lz fan e i fanwork in una relazione di ulteriore sfruttamento attraverso l’assenza di consenso intrinseca nella creazione di dataset di addestramento (spesso brevettati). (3.3-3.4).
La domanda che sollevava cupidsbow nel 2007, chiedendosi/ci dove fosse il limite tra controcultura fandomica e ghetto letterario, è diventata centrale negli ultimi dieci anni, da quando il mondo della micro- e auto-editoria digitale ha aperto spazi a un tipo di letteratura (in particolare il romance) e a un tipo di autorz (in particolare autrici, autorz queer e autorz di colore) che prima non riuscivano ad arrivare sugli scaffali.
La pratica di trasformare le fanfiction in opere originali da piazzare sul mercato non è nuova4: già negli anni Duemila esistevano case editrici come la Regal Crest Enterprises che si occupava di rielaborare e di conseguenza ripubblicare opere F/F ispirate a Xena e Gabrielle della serie TV Xena: Principessa Guerriera.
Questi libri esistevano però in piccole nicchie online. Per arrivare al primo vero caso editoriale bisognerà aspettare il 2011, quando la fanfiction Master of the Universe di Snowqueens Icedragons basata su Twilight (2005) verrà pubblicata con il titolo di 50 sfumature di grigio.
Negli anni Duemila e Duemiladieci, il pull2pub (lett. pull to publish, rimuovere le opere dagli archivi di fanfiction per poterle ripubblicare in modo più tradizionale) era ancora molto controverso ed era meglio tenerlo nascosto5. Nel corso del tempo le acque fandomiche si sono calmate, e infatti nell’ultimo periodo abbiamo assistito a numerose fanfic – prese principalmente da macro-fandom come Harry Potter o Star Wars – trasformate in ciò che il fandom un tempo chiamava profic6.
Vero, non tuttz lz fan sono d’accordo con questa pratica – a volte per motivi etici, a volte per motivi legali, a volte per motivi comunitari, spesso tutte e tre le cose insieme – ma se mettiamo a confronto le reazioni alla pubblicazione di Alchemized (2025) di SenLinYu e le reazioni allo scraping di AO3 da parte delle compagnie di IA, vediamo che nel secondo caso il fandom si fa molto più vocale. La minaccia delle IA è percepita in modo più immediato.
Questo ci suggerisce che il problema non sia tanto l’utilizzo del lavoro fandomico per generare capitale (Cisternino e Radillo, 2025: 3.5), quanto più il modo in cui questo capitale viene generato e in quali tasche va a finire.
A riguardo, Suzanne Scott avanza l’ipotesi che quando la possibilità di commercializzare sulle fanfiction viene estesa allz fan stessz, la pubblicazione tradizionale possa offrirsi come «un metodo alternativo per preservare l’economia del dono del fandom, offrendo cioè a chi sta dentro, e non a chi sta fuori, il diritto di guadagnare [sulle proprie opere]» (Scott, 2009: 1.3).
Questa ipotesi non regge al 100%, perché storicamente la controcultura fandomica non è riuscita a resistere alle pretese e alla legittimazione offerta dal mercato (come ce lo dimostra, tra l’altro, il fatto che la gran parte delle fanfic che hanno poi sfondato tramite la pubblicazione tradizionale siano M/F), però è chiaro che un tentativo di proteggere l’integrità dello spirito della comunità c’è.
Finché siamo noi fan a lucrare sul nostro lavoro, anche le persone più contrarie al pull2pub di rado criticano l’autoru singolu perché desidera ricevere un compenso economico per la sua produzione artistica; piuttosto, ci si chiede che impatto questo possa avere a livello legale, comunitario e letterario sull’ecosistema fandomico. Ma nel momento in cui a lucrare sul nostro lavoro non siamo più noi autorz e artistz, ma entità esterne – spesso multimilionarie7 – che utilizzano il fandom come miniera di estrazione, il problema si sposta tutto su un altro piano.
Uso qui il termine «miniera di estrazione» per sottolineare, nello specifico, il metodo di speculazione dalle compagnie di IA. L’appropriazione illecita dei fanwork impallidisce davanti allo sfruttamento umano portato avanti in Africa, dove le aziende tecnologiche euroamericane pagano i lavoratori kenyoti $1,32 all’ora per addestrare le loro intelligenze artificiali, che tra l’altro sono mantenute fisicamente da hardware che necessitano di materiali – come il cobalto – reperiti in condizioni di schiavitù umana ed ambientale, come succede nella Repubblica Democratica del Congo. Ciò che vediamo, però, è che la filosofia di fondo è la stessa: utilizzare il lavoro altrui, non retribuito e svalutato oltre i limiti dell’umano, per capitalizzarci sopra.
Citando Data Perversion: A Psychoanalytic Perspective on Datafication (2021) di Jacob Johannsen, Cisternino e Radillo applicano la teoria della «perversione dei dati» praticata dai social media anche alle compagnie informatiche che governano le intelligenze artificiali. «Gli utenti», scrive Johannsen (2021: 112), «sono oggi al contempo amati e abusati, umanizzati e deumanizzati dalle piattaforme, o meglio dagli sviluppatori e dai proprietari delle piattaforme».
Se parlando di social media vediamo una coesistenza tra amore/abuso e umanizzazione/deumanizzazione, con le IA pare essere stato fatto il passo successivo: da autorz e artistz si prende per ridare indietro ad altrz utenti, ma anche da questz utenti si prende – attenzione, capacità di analisi, curiosità – per poi restituire in cambio un omogeneizzato premasticato.
Letteralmente.
Il rischio che le banche dati delle IA si auto-avvelenino con le loro stesse “creazioni” l’abbiamo visto palesarsi con le immagini generate sullo stile dello Studio Ghibli, che con l’avanzare del trend hanno cominciato ad acquisire una specifica tinta «giallo piscio»8.
Dell’avvelenamento delle banche dati ne sono al corrente sia lz artistz di arti visive, che fuori e dentro al fandom promuovono l’utilizzo di strumenti come come Glaze e Nightshade per proteggersi dallo scraping e rovinare i dataset delle IA, sia autorz come all-hail-trash-prince su Tumblr, che quest’estate ha creato uno strumento per avvelenare in modo invisibile il codice HTML delle fic, così da dissuadere i bot dal fare scraping su AO3 – oppure subirne le conseguenze.
Sfortunatamente, questi esempi di micro-attivismo artistico non sono del tutto perfetti. Il potere dellz singolz fan è minuscolo; gli strumenti che abbiamo al momento sono semplici toppe, difficili da implementare in modo massiccio.
Nel caso dell’AO3 AI Poisoner, ad esempio, andare a toccare il codice HTML implica rendere inaccessibile le storie a chi necessita di utilizzare uno screenreader oppure a chi desidera scaricare le fanfic per leggerle più comodamente su un e-reader. Nonostante ciò, l’esistenza stessa dello strumento e il backlash che riceve chi utilizza le IA nel fandom sottolineano che lz fan non hanno intenzione di cedere davanti alla scusante del progresso tecnologico utilizzata come giustificazione per fare (altri) soldi sulle schiene altrui.
Sappiamo che etica e legalità non vanno sempre di pari passo. Ma davanti alla «zona grigia legale» delle fanfiction, forse dovremmo smettere di chiederci come spremere il fandom fino all’ultimo centesimo, e cominciare invece a ragionare su come fornirgli un qualche modico di protezione, contando che questo rimane uno dei pochi spazi, persino artistici, in cui l’accesso e la partecipazione non sono vincolati da quanti soldi si ha o si è dispostz a spendere.
Tutto questo per dire: prima di sindacare dall’alto su cosa sia lecito fare o meno con il nostro lavoro, la nostra scrittura e le nostre comunità, sarebbe forse il caso di chiedere a noi. Perché un paio di idee chiare le abbiamo.
Bibliografia
astolat. (2007). «An Archive Of One’s Own.» LiveJournal. https://astolat.livejournal.com/150556.html
Cisternino, Irissa, e Rebecca Radillo. (2025). «(Un)Creation: Labor, Love, Fandom, and Generative AI.» Transformative Works and Cultures, no. 46. https://doi.org/10.3983/twc.2025.2663
cupidsbow. (2007). «How Fanfic Makes Us Poor.» LiveJournal. https://cupidsbow.livejournal.com/239587.html
Johannson, Jacob. (2021). «Data Perversion: A Psychoanalytic Perspective on Datafication.» Journal of Digital Social Research, 3(1), 88–105. https://doi.org/10.33621/jdsr.v3i1.57
Klapper, Channah. (2025). «(The Lack of) Fan Fiction Litigation: Why Do Creators Refrain from Suit?» 22 Nw. J. Tech. & Intell. Prop. 397-414. https://scholarlycommons.law.northwestern.edu/njtip/vol22/iss3/3
Lantagne, Stacey M. (2011). «The Better Angels of Our Fanfiction: The Need for True and Logical Precedent.» Communications and Entertainment Journal UC Law SF Communications and Entertainment Journal, 33, 159–180. https://repository.uclawsf.edu/hastings_comm_ent_law_journal/vol33/iss2/1
Scott, Suzanne. (2009). «Repackaging fan culture: The regifting economy of ancillary content models.» Transformative Works and Cultures, no. 3. https://doi.org/10.3983/twc.2009.0150
Tan, Sinbay. (2024). «AI Fanfare & Fanfiction: Do Fanfiction Writers Have Protections Against Artificial Intelligence?» Brooklyn Law Review, 90, 333–363. https://brooklynworks.brooklaw.edu/blr/vol90/iss1/8
Un tempo la letteratura di consumo – termine che includeva tutta la letteratura popolare di genere, tra cui fantascienza, romance, giallo e fumetti – veniva chiamata «paraletteratura», cioè pseudo-letteratura, vuole-essere-ma-non-è-letteratura. Di recente la barra si è spostata e alcuni generi, in particolare la fantascienza e il giallo, sono stati nobilitati; per il fumetto e il romance la strada è ancora lunga, ma hanno dalla loro parte il fatto di essere due dei generi più lucrativi sul mercato, perciò anche se la loro reputazione culturale rimane bassa vengono quantomeno riscattati economicamente.
Le fanfiction non entrano nemmeno nell’ecosistema letterario. Non sono paraletteratura, ma direttamente nonletteratura.
Suggerirei la possibilità che, così com’è successo con la fantascienza (da cui, tra l’altro, sono nate le fanfiction moderne), il problema non sia tanto nel genere, ma nella percezione esterna che c’è di esso e che quindi detta paletti su cosa possa diventare.
Poi si potrebbe aprire un’altra parentesi ancora, perché la fanfiction non è un genere come intendiamo quando parliamo di giallo o romance, ma sarà per un’altra volta.
Una pratica comune per lz autorz che si sono già fattz un seguito su Wattpad è quella di pubblicare i primi capitoli (o lasciarli online, se la storia era già stata pubblicata per intero) a mo’ di anteprima, in modo da invogliare lz lettorz ad acquistare il libro completo su siti esterni come Amazon.
Su AO3 questo non è permesso, in quanto utilizzare l’archivio come mezzo pubblicitario va contro la clausola di noncommerciabilità su cui l’archivio è stato fondato. Vedasi la voce Content Policy, II.C: Commercial Promotion.
Ho approfondito questa cosa in altri spazi, ma credo sia necessario ribadirlo anche qui. Nel suo articolo, Casale afferma che «la scrittura amatoriale è un passatempo, come dice il nome stesso»; peccato che non ci sia niente nel termine «amatoriale» che implichi un passatempo.
Da dizionario, praticare qualcosa a livello amatoriale significa semplicemente praticarlo per passione, senza scopo di lucro, e questo non è sinonimo di farlo soltanto per passare il tempo. Anzi, spesso le passioni richiedono soldi, studio e allenamento: questo vale per l’equitazione, per il cosplay, per gli scacchi, per la danza, e molte altre passioni tra cui la scrittura stessa.
Visto che stiamo parlando di un settore, quello della letteratura, in cui le parole contano, credo sia importante non saltare a conclusioni simili, perché è proprio qui che si mette in mostra il pregiudizio che si allarga a macchia d’olio su tutta la scrittura considerata “non seria” e che spesso, guarda caso, finisce per additare anche il self e l’editoria indie, due modalità di pubblicazione che condividono un confine estremamente labile con la scrittura amatoriale, in particolare in generi come il romance, il fantasy e il fumetto.
Per un approfondimento in italiano dei titoli più conosciuti e che hanno fatto più scalpore, sia in Italia che all’estero, consiglio il workshop gratuito La letteratura trasformata: Fanfiction 101, guida ad un genere controverso (2024) di Artie M. Rescigno.
Il libro Fic. Why Fanfiction is Taking Over the World (2013) di Anne Jamison affronta proprio queste controversie nel periodo tra le fine degli anni Duemila e l’inizio degli anni Duemiladieci. Come promesso in altri lidi, appena possibile pubblicherò anche una recensione/analisi di questo saggio.
Anche a dimostrazione che il confine tra scrittura amatoriale di fanfiction e scrittura tradizionale di libri è veramente labile, soprattutto dal punto di vista fandomico, il termine «profic» nasce come calco da «fanfic» per identificare tutte quelle opere pubblicate in maniera professionale, da intendersi qui non come sinonimo di “prodotta con cura editoriale” ma come sinonimo di “pubblicata a scopo di lucro”.
Il termine «profic» è totalmente privo di giudizio sulla qualità dell’opera nominata e, anzi, in passato c’era spesso la sensazione che chi entrava nel mondo delle profic fosse unu traditoru, svendutusi al mainstream pur di ottenere successo commerciale.
In questo caso stiamo parlando, nello specifico, di IA. L’argomento si potrebbe esplorare però anche dal punto di vista editoriale, visto che assistiamo sempre di più a grandi case editrici che utilizzano le origini fandomiche delle loro opere come strumento di marketing.
A mio parere le due cose esistono su due scale d’intensità diversa (le IA hanno un impatto esponenzialmente maggiore), ma alla base c’è lo stesso paradigma capitalista che non guarda in faccia a nessuno, men che meno all’ethos delle comunità fandomiche.
Ho salvato il link di Goodreads alla lista ChatGPT’s piss yellow tint la settimana scorsa. Curiosamente, mentre ricontrollavo il link oggi (02/10/25), noto che in lista sono stati inseriti titoli prima non presenti, con copertine palesemente non IA (anche perché i libri sono stati pubblicati ben prima dell’esistenza di ChatGPT). Dai commenti risulta palese che sia un tentativo di alcunz specificz autorz di evadere alle accuse portate avanti nella descrizione della lista, secondo cui «una copertina fatta con le IA implica che, 99,99% delle volte, il contenuto del libro sia stato a sua volta generato con le IA».



È tutto molto interessante e tante cose non le sapevo, grazie! A metà poi hai menzionato il corso della Holden, che ho tenuto io, ahah. Ti garantisco che era un corso serio e innamorato, perché amo seriamente le fanfiction. L'intento era proprio quello di comunicare come siano testi assolutamente ragionati, sensati e arricchenti, oltre che perfetti per crescere come autori.